Film 2022 – Regia Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersh

     ‘Il male di vivere’ è la frase che mi gira in mente da qualche giorno, suggeritami da eventi che mi hanno toccata da vicino (quei nefasti accadimenti che fanno parte della giostra del vivere).

Se cercate questa espressione sul dizionario, la spiegazione sintetica che trovate è ‘depressione’. Eppure, se penso a coloro i quali mi hanno ispirato questo pensiero, il significato più adatto che mi viene in mente è ‘una incapacità di stare al mondo o di uniformarsi alle sue regole, una inadeguatezza alla vita’.

Proprio a questa frase ho ripensato guardando il film ‘Le otto montagne’, dove il male di vivere si esprime in alcuni personaggi attraverso l’incapacità di cambiare un destino che li opprime e l’impossibilità di vivere una vita fuori dagli schemi che la società ci impone. ‘Le otto montagne’ è la storia di una amicizia nata tra i monti della Valle D’Aosta tra, Pietro e Bruno, che da adulti si ritrovano tra quelle montagne dove quindici anni prima si erano persi di vista, saldando un’amicizia interrotta poco prima della adolescenza.

Pietro, figlio della Torino borghese che lavora nelle fabbriche, mal sopporta l’adattamento del padre agli schemi sociali che la ingabbiano e rompe quella consuetudine vivendo la vita avventurosa che il padre avrebbe voluto e rifiutando una famiglia ed un lavoro stabile. Quando, dopo la morte del padre Giovanni, tornerà tra le montagne della sua infanzia a sistemare un rudere che lui gli ha lasciato in eredità, Pietro si renderà conto del grande amore che suo padre aveva per lui e per quelle montagne. Grazie a questo lascito ed all’esempio di Bruno, che con tutto il suo essere esprime l’amore per quei luoghi, Pietro troverà la sua stabilità nelle lontane montagne dell’Himalaya.

Bruno, destinato ad una vita di mandriano, si adatta a vivere tra quelle montagne da cui, su invito della famiglia di Pietro, si sarebbe volentieri allontanato per andare a studiare ed emanciparsi nella città. Bruno subisce una esistenza che avrebbe voluto cambiare e odia suo padre per non averglielo permesso.

E mentre Pietro, più aperto e lungimirante, riesce a capire la direzione in cui sta andando, Bruno si rifiuta di cambiare la sua: il suo rigore e quella terribile rassegnazione ad accettare la ineluttabilità del destino, gli impediranno di cambiare il suo futuro e lo porteranno a rovinare quella fragile serenità che si era costruito. Tanto che, dopo una breve parentesi di casaro ammogliato con figlia, finisce per arrendersi al suo ‘male di vivere’.

‘Le otto montagne’ è un film fantastico con pochi dialoghi e tante meravigliose immagini della Val d’Ayas, del Monte Rosa e delle montagne dell’Himalaya attraverso le quali i registi ci raccontano lo stile di vita delle popolazioni montane sia dell’Italia che dell’Asia. Una vita dura e aspra fatta di sacrifici e lavoro che, senza stimoli che intervengono dall’esterno e senza una grande forza di volontà, è difficile che possa essere cambiata. Un bel film che parla di ribellione adolescenziale, di saggezza della maturità, di vite anelate e vite subite.

Vincitore di un premio al Festival di Cannes, quattro premi David di Donatello e due premi Nastri d’Argento, ‘Le otto montagne’ è tratto dal romanzo di Paolo Cognetti che nel 2017 vinse il Premio Strega.

Vi aspetto nei commenti per sapere quali sono state le vostre sensazioni o le riflessioni che il film vi ha suscitato.

 

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